Si è rotto anche Google…


Che la crisi fosse arrivata si sapeva, che le borse stavano precipitando era ormai cosa nota, ma quando anche Google inizia a lanciare piani anti-crisi con tagli dei collaboratori (10.000 al momento, solo collaboratori esterni e nessun dipendente), vuol dire che l’orizzonte se non è proprio nero 100% poco ci manca.

Perché tutto questo? Google, come altre aziende del web, incassa vendendo pubblicità: tutto il resto che siamo soliti vedere serve ad attirare utenti che devono fruire di quella pubblicità (altrimenti i link chi li clicca?) e aziende che devono pagare per la stessa. Se quelle aziende sono in crisi, anche i conti di Google non andranno benissimo, specialmente se ad avere i conti in rosso sono proprio quelle aziende che fornivano una parte consistente degli incassi, come le società finanziarie e bancarie.

E allora in crisi cosa si fa? Ci si concentra sul core-business, tagliando un po’ in quelle attività nate dalla mente fervida dei dipendenti in quel 20% del tempo che Google si è sempre vantato di lasciare libero per le nuove idee.

La notizia ha risvegliato gli animi degli investitori (oggi il titolo è positivo), ma prima di tornare a 700 dollari di quotazione di appena 5 mesi fa (ora siamo a 275 dollari per azione) servirà ancora un bel po’ di tempo.

L’OpenSource e la crisi mondiale: una grande opportunità?


Tagli al personale e riduzione degli investimenti IT sono tra i primi effetti della crisi mondiale che sta coinvolgendo pesantemente anche le aziende tecnologiche: con perdite che stanno intorno al 20%, per le società più fortunate (e solide), ma che arrivano e superano anche il 70% in alcuni casi, la situazione non sembra lasciare spiragli di alcun tipo.

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