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Linux@Work n° 75


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Ubuntu Software Store diventa Software Center


Fin da quando l’Ubuntu Software Store ha fatto la sua comparsa in una delle alpha di Ubuntu Karmic, le polemiche non sono mancate. In effetti la scelta del nome non era affatto felice: il concetto di “store” implica l’acquisto del software ed introduce un modello che fa un po’ a pugni con l’idea del “free as in speech”. Certo, le applicazioni Open Source “costano” 0€, ma che ne è del sorgente aperto? Della community?

Se ne è discusso e si è votato su Ubuntu Brainstorm ed alla fine si è optato per cambiare il nome in Software Center, ma l’applicazione rimane sostanzialmente la stessa: un’interfaccia che presuppone l’acquisto di software. Il modello di sviluppo open rimane nascosto dal “prezzo”, che è solo uno degli aspetti del software libero, per fare spazio ad applicazioni commerciali in vendita sullo store.

Cosa succederebbe qualora un truffatore decidesse di mettere in vendita un programma GPL (cosa che la licenza non vieta)?
L’utente sceglierebbe la versione da 0€ o quella “Pro” da 0.99€ ?

Scommettiamo che ci sarebbero molti utenti attratti dalla versione a pagamento, perché “se si paga, sarà meglio”?
E, magari, dopo averlo comprato, “voterebbero” il software, dandogli un voto più alto (del resto l’hanno pagato) rispetto a quello dato dagli utenti della versione gratuita. Innescando un meccanismo vizioso per cui si premia il software a pagamento, proprio perché è a pagamento!

Canonical vuole introdurre uno “store”? Perché non trasformarlo in un’occasione di finanziamento diretto dei progetti Open Source? Per esempio potrebbe offrire la possibilità di pagare (magari in vari tagli: 1€, 5€, 10€, etc) i software GPL e trasformare i pagamenti in donazioni ai rispettivi progetti. Il tutto coadiuvato da un comodo link “Cos’è questo?” ad una pagina di spiegazione del perché è possibile pagare “in vari tagli”, del fatto che sono donazioni per progetti open che vengono sviluppati dalla comunità…

Voi che ne pensate?

News Update n° 66


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