Si è rotto anche Google…


Che la crisi fosse arrivata si sapeva, che le borse stavano precipitando era ormai cosa nota, ma quando anche Google inizia a lanciare piani anti-crisi con tagli dei collaboratori (10.000 al momento, solo collaboratori esterni e nessun dipendente), vuol dire che l’orizzonte se non è proprio nero 100% poco ci manca.

Perché tutto questo? Google, come altre aziende del web, incassa vendendo pubblicità: tutto il resto che siamo soliti vedere serve ad attirare utenti che devono fruire di quella pubblicità (altrimenti i link chi li clicca?) e aziende che devono pagare per la stessa. Se quelle aziende sono in crisi, anche i conti di Google non andranno benissimo, specialmente se ad avere i conti in rosso sono proprio quelle aziende che fornivano una parte consistente degli incassi, come le società finanziarie e bancarie.

E allora in crisi cosa si fa? Ci si concentra sul core-business, tagliando un po’ in quelle attività nate dalla mente fervida dei dipendenti in quel 20% del tempo che Google si è sempre vantato di lasciare libero per le nuove idee.

La notizia ha risvegliato gli animi degli investitori (oggi il titolo è positivo), ma prima di tornare a 700 dollari di quotazione di appena 5 mesi fa (ora siamo a 275 dollari per azione) servirà ancora un bel po’ di tempo.

Il mio netbook è differente…


Un netbook di AUS Ricordate l’intervista al direttore vendite americano di MSI secondo il quale i ritorni di netbook con Linux erano superiori di 4 volte rispetto a quelli di Windows? Beh, sembra che per non tutti i netbook abbiano proporzioni così sbilanciate: il CEO di Asus, l’azienda che per prima ha lanciato i netbook e che si ritiene abbia lo share maggiore del segmento, sostiene invece che le restituzioni di prodotti Linux e Windows siano equivalenti nel numero. Chi sceglie Asus è amante del pinguino, la modalità EasyMode di ASUS è ingegnerizzata più decentemente, o chi sceglie i netbook di ASUS è solo un po’ più sveglio? :-)

Oracle Database 10g Express Edition: gratuito e solido!


La sfida dei database è sempre più aperta e agguerrita. I database OpenSource danno filo da torcere ai grandi player che, per tutta risposta, introducono versioni gratuite (e limitate) anche per ambiti commerciali. Questa è la volta di Oracle 10g, nella versione Express!

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