libertà# shutdown -h now


Strana la vita delle democrazie cosiddette occidentali: plaudono alle libertà riconquistate del Nord Africa, ringraziano chi non si è piegato ed è riuscito a cinguettare tra le maglie della censura, strette ma non troppo, ma poi, quando si tratta dei propri affari interni, cercano di far peggio, scimmiottando sempre il provvedimento più restrittivo, quello peggio ideato e mai quello più aperto o moderno.

Povero il potere che ha paura della conoscenza.

Non c’è da guardare agli USA, che con l’affaire Wikileaks e MegaUpload hanno toccato il fondo: pensare che, per aiutare le rivoluzioni, avrebbero voluto finanziare la scrittura di software di cifratura e la costruzione di hardware ad-hoc, torrette 3G/satellitari per far comunicare anche laddove internet venisse scollegata… a forza di esportarla, di democrazia in casa ne deve essere rimasta poca.

O alla Francia, dove con la legge HADOPI (omonima dell’autorità preposta ai controlli) si vorrebbe limitare la pirateria informatica, obbligando i provider a fare da poliziotti e sorveglianti dei cittadini.

Oppure all’Italia, dove Agcom, l’autorità garante per le telecomunicazioni, vorrebbe poter disporre degli stessi poteri di HADOPI francese, scollegando in maniera forzosa chi – secondo la stessa autorità – fosse colpevole di violazione di copyright. E per ottenere i poteri necessari, il passaggio in Parlamento sarebbe un inutile orpello, molto meglio far scrivere il decreto destinato a cambiare le regole dell’informazione a sottosegretari o a borsisti (!!!).

Non bisogna fare affidamento neppure sulle stesse società che, fino a ieri, si erano erette a baluardo contro la censura imperante: Twitter, ma anche Google, pare chiuderanno un occhio, anche tutti e due, e si adegueranno alle direttive dei vari paesi, bloccando – su richiesta delle autorità – il flusso delle informazioni, basandosi sulla posizione geografica di chi scrive.

Il futuro si fa fosco e non è sempre facile rimanere di buon umore di questi tempi.
Fortuna che esiste Microsoft, che ne combina un’altra delle sue riuscendo sempre a strapparti il sorriso: il tanto pubblicizzato cloud da uptime miracolosi è stato giù per diverse ore in concomitanza del 29 febbraio; una data troppo strana perché qualcuno non la collegasse con l’anno bisestile… e pare che la causa reale non fosse molto distante, visto che la nota ufficiale cita testualmente “a time calculation that was incorrect for the leap year”.

Ovviamente la satira in rete si è sbizzarrita: qualcuno ha fatto notare che c’è da aspettarsi qualche problema con gli anni bisestili da chi vende, sul cloud, Office 365 :-)

I disastri non capitano solo a Microsoft, quando c’è di mezzo il cloud poi i problemi sono equamente distribuiti: Amazon e VMware hanno avuto blocchi similari se non peggiori. Amazon ha fatto definitivamente perdere dati ai clienti grazie ad un failure che, stando alle descrizioni che faceva dell’architettura del proprio servizio, non sarebbe mai potuto accadere: la giusta punizione per chi crede ancora alle brochure pubblicitarie.

Non se la passa bene neppure RedHat su questo fronte: ha sì brindato al miliardo di revenue, ma ha avuto giù per ore il sito di download.gluster.com, con i tecnici che, sulle mailing list, non riuscivano a capire cosa stesse succedendo.

Il cloud sarà il futuro. Un cloud più maturo di quello di adesso, si spera.