Il mobile del futuro…


Il mercato dei dispositivi mobili sta diventando sempre più interessante e movimentato: il numero dei cellulari venduti nel 2010, stando alle stime di Gartner pubblicate a febbraio 2011, ha raggiunto la mirabile cifra di 1 miliardo e 600 milioni di device per il solo 2010, con un incremento di oltre il 30% rispetto al 2009: questi dati, però, comprendono anche tutti i cellulari di fascia bassa, con pochissima ram, un processore con prestazioni minimali e con sistemi operativi generalmente proprietari.

Limitando l’analisi ai cosiddetti “Smartphone”, i dispositivi più costosi dove c’è un margine più elevato per i produttori, i dati Gartner evidenziano una situazione che ho riassunto nei due grafici comparativi che vedete in questa pagina: a fronte di un venduto che è cresciuto di oltre l’85%, Nokia perde quasi il 10% di share (dal 47% al 37.6%), insieme con BlackBerry che scende di 4 punti percentuali, dal 20% al 16%, e Microsoft dimezza la propria quota di vendite (dall’8.7 al 4.2).
Il vincente per il 2010 è senza dubbio Android, che passa da un 4% scarso a poco meno del 23% (5.5x la crescita) con Apple che guadagna qualcosa, ma soprattutto, grazie all’uscita di iPhone 4, non indietreggia, consolidando un mercato ormai maturo (sono passati 4 anni dal primo modello della serie).

Alla luce di questi dati, pare ancora più assurda la decisione di Nokia di lasciar perdere Symbian, il proprio sistema operativo dedicato ai modelli più avanzati (rilasciato opensource tra l’altro) per allearsi con Microsoft ed utilizzare Windows Phone 7 sui nuovi smartphone: che Symbian non fosse più al passo con i tempi è cosa nota, ma da qua ad abbracciare uno dei player più penalizzati dal mercato è una notizia che lascia sbalorditi.

Le capacità di convincimento di Microsoft sono infinite (un miliardo di dollari offerti a Nokia per produrre cellulari con WP non sono pochi) e con il nuovo CEO di Nokia, Stephen Elop, che – puro caso – proviene proprio da Microsoft, l’opera di persuasione non deve essere durata neppure molto.

Intel aveva una collaborazione aperta con Nokia, per lo sviluppo di MeeGO, il cui futuro a questo punto pare piuttosto incerto: sarà per questo che il CEO di Intel, Paul Otellini, non ha benedetto l’operazione, affermando che Nokia avrebbe dovuto abbracciare Android per i propri device.
L’operazione vedremo in futuro che frutti darà: per il momento, Nokia incassa il -14% in borsa il giorno dell’annuncio… pare che l’accordo non abbia totalmente convinto neppure gli investitori, ci deve essere stato qualche piccolo problema nella strategia di comunicazione.

Android non sembra avere più ostacoli nella corsa alla leadership del mercato… tranne quelli che si crea da solo, ovviamente (causa di Oracle a parte, dove, però, c’è un ventilato ottimismo si concluda con un nulla di fatto): non è piaciuta a nessuno la sortita di Google di non rilasciare i sorgenti di Android 3.0 “Honeycomb”, release destinata ai tablet e non agli smartphone: per rispettare i tempi di consegna sono state utilizzate “scorciatoie” dal design poco pulito che non è bene che circolino, questa la spiegazione ufficiale.
Ma non era opensource? Se gli sviluppatori avessero voluto utilizzare prodotti chiusi, avrebbero sviluppato per iPhone e iPad, con strumenti un pelino più maturi.

Google, così facendo, mina alla base la “credibilità” del modello di sviluppo: oggi è per una questione di design – opinabile tra l’altro, sono sviluppatori mica l’Accademia della Crusca del Software Design, sanno distinguere i fix temporanei se vengono documentati – domani potrebbe essere qualche altro interesse “superiore”, sempre meno giustificabile. A parte tutto, il settore mobile è in forte ascesa, sia in termini di device, sia in termini di fatturato dei applicazioni extra installate sui device: le conversioni delle app dalle versioni free a quelle a pagamento sono estremamente interessanti, Gartner stessa stima il mercato del software mobile pari a 15 miliardi di dollari per il 2011 (e in crescita): non deve essere un caso se Amazon ha aperto un suo appstore per Android in concorrenza con quello di Google.

Sarà in questo settore che, in futuro, si vedranno le novità maggiori, specialmente adesso che si sta affacciando l’idea della virtualizzazione anche per gli smartphone: un micro-hypervisor gestirebbe l’accesso alle risorse fisiche al pari di quanto avviene per i server e, sopra di esso, potrebbero girare le macchine virtuali personalizzate dal produttore del dispositivo o dall’azienda (pensate alle multinazionali con decine di migliaia di dispositivi in uso).

Una soluzione, questa, che, a fronte di una perdita di performance nell’ordine del 5%, garantirebbe una migliore “stabilità” nel tempo della piattaforma, che dovrebbe portare a minori bug applicativi.