Viale del tramonto


Sun non è più. Evviva Sun.

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Una delle compagnie più gloriose nel settore dell’Information Technology si è spenta per mano del gigante Oracle il 27 gennaio, completando di fatto un accordo d’intenti stabilito il 20 aprile 2009. Per la modica somma di 7.4 miliardi di dollari. E con benedizioni dell’Unione Europea.

Ok, necrologio completato. Vediamo ora cosa realmente acquisti Oracle e cosa lasci sul piatto Sun, rendendo probabilmente noi tutti amanti dell’open source e del free software orfani di un bel po’ di sviluppo. E sì, in quanto Sun è stata nei suoi quasi trenta anni di vita una delle più munifiche fonti di codice.

Oracle, intaccando un pochino delle sue riserve economiche, si pappa:

  • Il settore hardware di Sun: Oracle effettivamente ha dichiarato di volere continuare a usufruire dell’esperienza Sun nel campo dell’ingegnerizzazione di sistemi server di classe mainframe per potere offrire ai propri clienti una soluzione completa. Andando a competere direttamente con IBM, aggiungerei. Diversi progetti per processori massivamente multithread, come il recente Niagara 3, visto che ci sono saranno utilizzati. Poi… chissà? Magari costerà di meno appoggiarsi su Intel o su AMD (o su Fujitsu).
  • Solaris: il sistema operativo scelta naturale per l’hardware Sun. Lo includerei nel primo punto. Non giurerei sul fatto che ci saranno nuovi rilasci in versione OpenSolaris, però: ripulire il codice sorgente, cercando di evitare cause da terze parti coinvolte come copyright o per brevetti software, semplicemente costa troppo.
  • Java: oramai i timori della Java trap sono fugati, grazie al rilascio in free software come OpenJDK. E timori anche sul futuro non dovrebbero essercene, visto che Oracle è un ampio utente di questa piattaforma di sviluppo.  Tuttavia ciò è vero per quanto riguarda le tecnologie enterprise; nel campo client è probabile che molto sviluppo venga tagliato, ad esempio eliminando progetti come JavaFX e le versioni Java Mobile Edition.
  • OpenOffice.org: diversi milioni di linee di codice C++ e Java, che non toccherei neanche con un bastone lungo tre metri. Infatti OOo è uno di quei progetti “non sexy” che molti usano, ma che non sono molto interessanti da sviluppare (non crederete mica alla favola che mostri del genere siano creati da qualche decina di appassionati lavorando qualche ora la sera, vero?). Oracle ha affermato che ne continuerà lo sviluppo e continuerà a rendere disponibile anche la versione StarOffice, supportata commercialmente.
  • MySQL: già da qualche anno Oracle stava correndo cerchi intorno al distante concorrente database. Si era infatti comprata nel 2005 il motore transazionale InnoDB, ma ha anche raccattato sul mercato tutti i prodotti che fanno rima con DB. Oracle afferma di volere continuare a supportare MySQL e non faccio difficoltà a crederlo. Può sempre modulare l’offerta commerciale in modo che non arrechi danno al suo prodotto di punta, applicando certe strategie in stile IBM con Linux. Il quale è ampiamente supportato da IBM stessa, ma comunque consiglia ai propri clienti eventualmente di passare ai suoi sistemi proprietari.
  • E… tutte quelle altre cose: virtualizzazione (Sun xVM e VirtualBox), storage management, grid (competerà con Amazon?), … Sun si è sempre diversificata moltissimo. Qui è probabile che Oracle agisca con l’accetta e non col bisturi, iniziando di fatto a tagliare via progetti e posti di lavoro, considerati come grasso in eccesso.

Diamo un’occhiata a quest’ultimo punto. Alcune avvisaglie si sono avute: ad esempio, uno dei progetti portati avanti da Sun era relativo al miglioramento dell’accessibilità per utenti con handicap dell’ambiente grafico Gnome. Qualche giorno fa hanno cominciato a smembrare il gruppo che vi lavorava.

Un pensiero va all’ultimo CEO e presidente, Jonathan Schwartz, uno dei pochi blogger nelle compagnie di alto livello. Sun dopo la bolla speculativa del 2001, che ha affondato parecchie aziende, è sempre stata considerata troppo “pesante” per competere su un mercato così ridimensionato. Da molti è stata rimproverata di avere troppi interessi e dipendenti rispetto al tipo di clientela da raggiungere con la propria offerta. Mercato su cui IBM spadroneggia in lungo e in largo (e in coda essa stessa per l’acquisto di Sun), con Hewlett-Packard a farle da spalla.

A Schwartz riconosco comunque una notevole capacità di mantenere a galla il galeone Sun in tempi difficili, fino a quando l’ultima tempesta, la crisi finanziaria che stiamo ancora attraversando, l’ha affondato. Alcune sue scelte sono opinabili, ad esempio di scommettere tutto sul marchio Java, arrivando persino a cambiare la denominazione di borsa da SUNW a JAVA e a produrre la propria distribuzione Linux, il Java Desktop (basata su Gnome).

Lascio la motivazione del naufragio alle sue stesse parole, la traduzione di un haiku diffuso su Twitter tramite il quale annunciava le dimissioni:

Crisi finanziaria / Messo in stallo troppi clienti / Non più CEO