L’armata degli zombie


E’ di quasi due settimane fa la notizia che, sfruttando un difetto in Microsoft Internet Explorer 6 e come vettore documenti PDF, ignoti individui (?!) provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese hanno coordinato un attaccie6_chinao contro account Google Gmail di attivisti civili e a una trentina di altre compagnie. Come risultato più visibile Google ha ventilato di ritirarsi dalla Cina, chiudendo proprio la sua sede di Google China,  nell’immediato non censurando più i risultati delle ricerche presentate dal suo motore (secondo i dettami della legge cinese).

Mi preme qui fare un paio di precisazioni, calato il polverone iniziale, sulle “verità” uscite fuori dalla macchina tritanotizie. Proprio vera quella predizione del 1968: “nel futuro ognuno sarà famoso nel mondo per quindici minuti” (Andy Warhol). Solo che Internet ha ridotto i tempi a qualche minuto…

  • Internet Explorer 6 è un colabrodo: siamo tutti d’accordo. E molte volte problemi di sicurezza sono noti e/o segnalati a Microsoft per mesi (o anni) prima che intervenga a tapparli; forse nella speranza che i malintenzionati non se ne accorgano. Perché moltissimi individui, nel tentativo di mantenere la propria macchina “stabile” di fronte alle pezze di sicurezza che talvolta guastano il funzionamento di applicazioni comunque malamente sviluppate, non aggiornano mai i loro computer. Su Windows XP già avere Internet Explorer 7 avrebbe mitigato l’attacco; la combinazione di Internet Explorer 8 e il service pack 3 lo avrebbe reso impossibile. Quindi Windows Vista e 7 erano al sicuro.
  • Ora molti governi non possono più ignorare l’argomento sicurezza web: benvenuti fra noi. Persino amministratori di sistema “die-hard Windows fan” hanno diramato bollettini aziendali che dichiarano bandito Internet Explorer in qualsiasi versione. E forzano l’utilizzo di Firefox, che nella versione 3.6 appena rilasciata in ventiquattro ore ha passato i sette milioni di download complessivi. Vi informo che c’è pure Google Chrome, forse al momento anche più sicuro.
  • Ehi Google, don’t be evil: sono felice che non censurerete più i risultati della ricerca sul vostro motore, ormai sinonimo di ricerca in Internet. Sono curioso di vedere in quanto tempo il governo cinese reagirà a questa cosa; l’uscita sul mercato di un paio di cellulari basati su Android è stata ritardata, ad esempio. Mi spiace per i lavoratori di Google China se chiuderete i vostri uffici locali; qualcuno insinua che in realtà sia una mossa per la riduzione delle spese, dato che la penetrazione di Google in Cina non sia eccezionale rispetto al nativo Baidu.
  • Google era solo la più famosa delle trentina di compagnie coinvolte nel caso di spionaggio: molte volte non c’entra tanto il motivo politico, quanto quello economico. Spiare il Dalai Lama non rende quanto trafugare segreti industriali; la ricerca e sviluppo costa, di conseguenza abbattere i costi utilizzando quella fatta da altri ha una sua ragione. Almeno ai tempi di Reagan gli USA lo facevano, vedi Echelon.

Il prezzo della libertà è la vigilanza continua. Anche contro i governi che suggeriscano misure repressive per limitare la libertà di informazione e la circolazione delle idee.

E anche mantenere il proprio browser e sistema operativo preferito aggiornati aiuta.