Ubuntu Software Store diventa Software Center


Fin da quando l’Ubuntu Software Store ha fatto la sua comparsa in una delle alpha di Ubuntu Karmic, le polemiche non sono mancate. In effetti la scelta del nome non era affatto felice: il concetto di “store” implica l’acquisto del software ed introduce un modello che fa un po’ a pugni con l’idea del “free as in speech”. Certo, le applicazioni Open Source “costano” 0€, ma che ne è del sorgente aperto? Della community?

Se ne è discusso e si è votato su Ubuntu Brainstorm ed alla fine si è optato per cambiare il nome in Software Center, ma l’applicazione rimane sostanzialmente la stessa: un’interfaccia che presuppone l’acquisto di software. Il modello di sviluppo open rimane nascosto dal “prezzo”, che è solo uno degli aspetti del software libero, per fare spazio ad applicazioni commerciali in vendita sullo store.

Cosa succederebbe qualora un truffatore decidesse di mettere in vendita un programma GPL (cosa che la licenza non vieta)?
L’utente sceglierebbe la versione da 0€ o quella “Pro” da 0.99€ ?

Scommettiamo che ci sarebbero molti utenti attratti dalla versione a pagamento, perché “se si paga, sarà meglio”?
E, magari, dopo averlo comprato, “voterebbero” il software, dandogli un voto più alto (del resto l’hanno pagato) rispetto a quello dato dagli utenti della versione gratuita. Innescando un meccanismo vizioso per cui si premia il software a pagamento, proprio perché è a pagamento!

Canonical vuole introdurre uno “store”? Perché non trasformarlo in un’occasione di finanziamento diretto dei progetti Open Source? Per esempio potrebbe offrire la possibilità di pagare (magari in vari tagli: 1€, 5€, 10€, etc) i software GPL e trasformare i pagamenti in donazioni ai rispettivi progetti. Il tutto coadiuvato da un comodo link “Cos’è questo?” ad una pagina di spiegazione del perché è possibile pagare “in vari tagli”, del fatto che sono donazioni per progetti open che vengono sviluppati dalla comunità…

Voi che ne pensate?

Google Chrome Frame: metti un turbo nel motore (di Internet Explorer)


Lo so, lo so: parlo sempre di Google. Ma non è colpa mia, sono loro che fanno continuamente roba nuova che non posso fare a meno di coprire. Perché innovativa o semplicemente furba. Infatti catalogherei la notizia, ormai vecchia di qualche giorno, sotto queschrome-logot’ultimo cappello. E` una mossa MOLTO furba.

Cosa allora? Google rende disponibile un plug-in open source chiamato Chrome Frame che mette a disposizione buona parte delle capacità di rendering (leggi WebKit) e di esecuzione JavaScript (ovvero V8) del suo browser Chrome per il browser di Microsoft. In pratica, quando si richiede il rendering delle pagine in tale modalità con questo plug-in rimane fuori il solito vecchio e familiare Internet Explorer, ma le budella ti mettono a disposizione HTML5 + CSS3 con le prestazioni di JavaScript quasi decuplicate rispetto a IE8. Ironicamente, quindi di Microsoft rimane solo la parte esterna del browser, ove si trovano i controlli di navigazione, chiamata in gergo chrome.

Cosa deve fare quindi uno sviluppatore per fare in modo di utilizzare il plug-in Chrome Frame installato al posto del motore di rendering standard di IE? In pratica solo mettere il seguente tag HTML nella sezione HEAD di una pagina:

<meta http-equiv=”X-UA-Compatible” content=”chrome=1″>

Un’applicazione che potrebbe immediatamente godere di tale trattamento è Google Wave, ideata per collaborare e comunicare interattivamente in Internet. Questa sfrutta tutte le caratteristiche avanzate introdotte ultimamente con HTML5, CSS3 e JavaScript, che non dovrebbe essere un problema per Safari 4 e Chrome 3, nonché per Firefox 3.5. Ma sarebbe certamente un problema per IE 8 e precedenti.

Per gli sviluppatori web è confortante l’idea di potere ridurre il numero di variabili in gioco quando si realizzi un’applicazione che debba funzionare per il maggior numero di utenti possibili. Quindi un po’ da capogiro è che Chrome Frame funzioni anche sui vecchi IE 6 e IE 7;  ce ne sono ancora parecchi in giro.

La reazione di Microsoft? “Non riducete, cari utenti, la sicurezza del browser più sicuro del mondo (sarebbe IE8), non lo consiglieremmo ai nostri amici e alle nostre famiglie”. Non so quanto sia vero, ma se non siete disposti o non potete abbandonare IE 6 o 7, Chrome Frame sembra essere una buona soluzione per dare nuovo smalto al vostro browser.

Anteprima di Ubuntu (Karmic) Netbook Remix


Ubuntu dispone di vari “remix”: Kubuntu e Xubuntu sono due di quelli supportati ufficialmente, un altro è il Netbook Remix, pensato espressamente per i netbook, che dispone di un’interfaccia pensata per gli schermi piccoli.

Tra le novità della release 9.10 (di cui parleremo più approfonditamente quando sarà il momento), le due più importanti sono sicuramente l’integrazione del servizio Ubuntu One, che permette di mantenere sincronizzati tramite cloud i propri file importanti e quella dello Store, da cui è possibile accedere alle applicazioni ed installarle.

Un paio di screenshot dell’interfaccia di Karmik Netbook Remix:

karmik-2009-09-26-swstore01

karmik-2009-09-26-swstore02

Riguardo al numero 69… è in dirittura d’arrivo, nei prossimi giorni metteremo online la copertina per darvi un’idea dei contenuti!

Google Chrome OS: le prime immagini?


chrome-logoAvrete sentito parlare di Google Chrome OS: l’evoluzione del browser Chrome di Big G in sistema operativo. O, più probabilmente, in una shell grafica basata su Chrome con fondamenta (che altro?) Linux.

E mentre Google non si sbottonerà ancora per qualche mese sulle reali caratteristiche di quello che dovrebbe essere un contendente a Microsoft Windows 7/XP per i netbook di fascia alta e i desktop economici, TechCrunch pubblica quelle che potrebbero essere le prime immagini di Google Chrome OS. Non hanno un che di BeOS? :-)

Ecco un un altro articolo su Linux Weekly News, che parla delle possibili evoluzioni del sandbox sotto Linux per Chrome/Chromium/Chrome OS. Basato sul modo seccomp di Linux + un disassemblatore minimale per l’analisi automatica della sicurezza dei plug-in installati nel browser (Adobe Flash salta alla mente), che dovrebbe renderlo il browser il più sicuro di sempre. Ahem!

Anche Mozilla sembra pensare che ci sia del valore aggiunto nella gestione multi-processo delle pagine in Chrome, adeguandosi finalmente alla moda, dopo Apple Safari 4 e Internet Explorer 8. Dalla versione open source Chromium ha adottato il codice per la gestione dei sandbox e l’Inter-Process Communication. E` il progetto Electrolysis, che dovrebbe sfociare in Firefox 4.0.

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