L’Internet elettrica di Google


Google ti passa per la presa della corrente?

Google ti passa per la presa della corrente?

Non tutti sanno che Google ha un braccio filantropico della propria organizzazione, che ha come dominio google.org, connesso a varie iniziative soprattutto ambientali. L’anno scorso è apparso un blog affermante che Google e General Electric avrebbero collaborato nella creazione di una “smart grid”, ovvero nella trasformazione della rete di distribuzione dell’energia elettrica da quella attuale a rete intelligente. Caratteristica principale di questa sarebbe la possibilità di misurare esattamente i consumi istantanei di energia elettrica, tarandosi sulle esigenze degli utenti e possibilmente gestendo la potenza prodotta sia da fonti tradizionali (petrolio, nucleare) sia da fonti rinnovabili (geotermico, solare – magari dai pannelli installati nelle normali abitazioni). Obiettivo futuribile sarebbe il passaggio dell’intera rete energetica USA alle sole fonti rinnovabili per il 2030.

Cosa c’entra Google con General Electric? Parte del grande piano prevede l’installazione di contatori intelligenti, in grado di monitorare e gestire i consumi di ogni singola abitazione. Big G si occuperebbe di gestire la rete di elaborazione dati per vari milioni di questi contatori installati. Essi sarebbero basati sullo standard HomePlug.

Nota che una cosa del genere, con contatori un po’ meno furbi di quelli che propone Google, è avvenuta già da qualche anno in Italia per intervento di Enel. Infatti a marzo del 2008 risultavano installati circa 31 milioni di contatori per telelettura e telegestione, raggiungibili mediante la stessa rete elettrica Enel. Sembra però che la tecnologia utilizzata per questi non sia HomePlug, ma LonWorks. Non mi è noto se i contatori dell’energia elettrica siano utilizzabili per altro che non sia la telelettura o la telegestione.

Invece quelli gestiti da Google potrebbero essere un pelino diversi. Ogni tanto Google effettua investimenti, o almeno effettuava quando l’economia era più solida. Un investimento in particolare è stato fatto anni fa per 100 milioni di dollari nella Current Technology, che produce vari dispositivi per la gestione, il controllo e il monitoraggio delle linee elettriche. Ma anche per la trasmissione dati ad ampia banda attraverso queste.

Google è sinonimo di Internet. E se il piano a lungo termine fosse di crearsi una sua Internet, anche attraverso l’utilizzo delle linee elettriche? In fondo una struttura parallela alla Rete delle Reti ufficiale, come molti Internet Service Provider o provider di hosting (ad esempio, Akamai), ce l’ha già da diverso tempo. I suoi data center, attualmente circa una cinquantina dislocati in varie parti del mondo, godono di tale infrastruttura. Compra da anni dark fiber, ovvero canali in fibra ottica non ancora utilizzata per potere espandere al volo la propria capacità di banda, qualora dovesse averne bisogno (mediante prestanome, per non fare lievitare il prezzo). O partecipa alla creazioni di dorsali dati oceaniche, come il terzo collegamento trans-pacifico.

Cosa ci guadagnerebbe Google, possibili intenzioni filantropiche a parte? Forse un altro tassello per il controllo trasparente degli utenti, attivando la mia paranoia. O addirittura diventare un Internet Service Provider essa stessa, come si ventilava per il tentato acquisto tempo fa di licenze per la banda radio dei 700MHz e le sue recenti avventure con Android.

Qualunque cosa, ma al ritmo con cui si susseguono gli avvenimenti, visto che Google ha solo poco più di dieci anni come società, ritengo che non dovremo aspettare che diventi maggiorenne prima che le sue intenzioni si palesino del tutto.