JavaScript è il nuovo BASIC


C’era una volta, in un pianeta molto molto vicino, un linguaggio che doveva rendere semplice la programmazione anche ai neofiti. Il suo nome era BASIC (sì, con tutte le lettere maiuscole). Era abbastanza semplice e poco soggetwww-programmingto a regole che si poteva scrivere rapidamente qualunque immondo accrocchio (dal punto di vista formale); effettivamente ispirò una gran massa di adolescenti a scrivere codice. Qualcuno dei più datati lettori ricorderà riviste in edicola negli anni ’80 dello scorso secolo che altro non erano che listati di vari tipi di programmi, più o meno utili, per varie piattaforme dell’epoca (Commodore VIC 20 e 64, Sinclair ZX Spectrum, MSX, …), da digitare rigorosamente a mano. Con il suo primo PC XT, IBM addirittura forniva in ROM un BASIC minimale, mentre se facevi il boot in DOS da floppy disk avevi a disposizione un interprete più avanzato, il BASICA. Più tardi Microsoft fornì il GW-BASIC, dopo sostituito da QBasic; sempre rigorosamente interpretati.

Avanti veloce agli anni ’90 e alla nascita del World Wide Web 1.0. Pare che le piattaforme cambino, ma i cicli di sviluppo siano sempre gli stessi. Pseudo-accordo pseudo-commerciale Netscape/Sun e il Navigator 2.0 non solo acquista il supporto agli applet Java, ma l’interprete LiveScript allegato al browser viene ribattezzato JavaScript, anche se con Java c’è solo una rassomiglianza superficiale. Per anni relegato a delizia e croce degli sviluppatori Web, ad esempio per fare qualche effettino o modificare gli script cento volte per funzionare adeguatamente con i vari browser in circolazione (grazie Internet Explorer: con il tuo JScript semi-compatibile mi hai dato tante ore di debug da dimenticare), oggi è al centro di una nuova rinascita.

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Skype Open Source?


skypeme_bigDa ieri circola un rumor sulla possibilità del rilascio come Open Source di Skype. La notizia è apparsa il 31 Ottobre sul blog di Olivier Faurax, un utente Mandriva d’oltralpe che aveva contattato il supporto di Skype per richiedere un pacchetto RPM specifico per la sua distribuzione. Nello scambio di mail ad un certo punto chiede se sarà mai disponibile una versione Open Source di Skype e la risposta è affermativa: “in the nearest future”. La notizia viene poi confermata su linuxcrunch.

A calmare le voci, però, è lo stesso blogger che in un follow-up al suo post precedente cerca di chiarire alcuni punti. In particolare, che il protocollo non sarà aperto, ma più probabilmente verrà rilasciata una libreria closed con cui si potranno interfacciare sia l’interfaccia originale, il cui codice sarà rilasciato, sia altri software (Pidgin, Empathy, Konversation…). Se non altro, finalmente avremo qualcosa che funziona decentemente con Pulse Audio! :)

L’attacco della cameriera malvagia


Maid CC I più attenti alla sicurezza tra i nostri lettori, avranno probabilmente una partizione criptata in cui tenere i dati importanti sul proprio laptop. Alcuni avranno addirittura tutto il disco criptato tramite TrueCrypt.

Qualche giorno fa è stato rilasciato un tool per attaccare questa tipologia di sistemi: qualora il laptop sia accessibile (ad esempio, lasciato in una stanza d’albergo), è possibile fare il boot con un’immagine USB che provvederà ad “infettare” il sistema in modo da registrare la passphrase di TrueCrypt sul disco fisso. Nel caso in cui il portatile sia configurato per non fare il boot da USB ed il BIOS sia protetto da password, è comunque possibile portare a termine l’attacco smontando l’hard disk e montandolo su un altro computer.

Nell’articolo originale (in inglese), i dettagli per la creazione del disco USB e l’utilizzo, una spiegazione più dettagliata del funzionamento ed una serie di possibili workaround, che comprendono anche un’interessante analisi dello status del cosiddetto Trusted Computing.

Linux&C. 69 in arrivo!


Come promesso qualche giorno fa… ecco l’anteprima della copertina del n° 69!

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L’argomento di copertina dovrebbe essere facile da capire… ;)

Moblin 2.1, il futuro dei netbook secondo Intel


Abbiamo già parlato di Moblin, la distribuzione che Intel propone come base per i netbook con processori Atom. Recentemente è stata presentata la release 2.0 “final” e, insieme, la 2.1-devel, che contiene già molte novità e guarda al futuro.

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Ubuntu Software Store diventa Software Center


Fin da quando l’Ubuntu Software Store ha fatto la sua comparsa in una delle alpha di Ubuntu Karmic, le polemiche non sono mancate. In effetti la scelta del nome non era affatto felice: il concetto di “store” implica l’acquisto del software ed introduce un modello che fa un po’ a pugni con l’idea del “free as in speech”. Certo, le applicazioni Open Source “costano” 0€, ma che ne è del sorgente aperto? Della community?

Se ne è discusso e si è votato su Ubuntu Brainstorm ed alla fine si è optato per cambiare il nome in Software Center, ma l’applicazione rimane sostanzialmente la stessa: un’interfaccia che presuppone l’acquisto di software. Il modello di sviluppo open rimane nascosto dal “prezzo”, che è solo uno degli aspetti del software libero, per fare spazio ad applicazioni commerciali in vendita sullo store.

Cosa succederebbe qualora un truffatore decidesse di mettere in vendita un programma GPL (cosa che la licenza non vieta)?
L’utente sceglierebbe la versione da 0€ o quella “Pro” da 0.99€ ?

Scommettiamo che ci sarebbero molti utenti attratti dalla versione a pagamento, perché “se si paga, sarà meglio”?
E, magari, dopo averlo comprato, “voterebbero” il software, dandogli un voto più alto (del resto l’hanno pagato) rispetto a quello dato dagli utenti della versione gratuita. Innescando un meccanismo vizioso per cui si premia il software a pagamento, proprio perché è a pagamento!

Canonical vuole introdurre uno “store”? Perché non trasformarlo in un’occasione di finanziamento diretto dei progetti Open Source? Per esempio potrebbe offrire la possibilità di pagare (magari in vari tagli: 1€, 5€, 10€, etc) i software GPL e trasformare i pagamenti in donazioni ai rispettivi progetti. Il tutto coadiuvato da un comodo link “Cos’è questo?” ad una pagina di spiegazione del perché è possibile pagare “in vari tagli”, del fatto che sono donazioni per progetti open che vengono sviluppati dalla comunità…

Voi che ne pensate?

Google Chrome Frame: metti un turbo nel motore (di Internet Explorer)


Lo so, lo so: parlo sempre di Google. Ma non è colpa mia, sono loro che fanno continuamente roba nuova che non posso fare a meno di coprire. Perché innovativa o semplicemente furba. Infatti catalogherei la notizia, ormai vecchia di qualche giorno, sotto queschrome-logot’ultimo cappello. E` una mossa MOLTO furba.

Cosa allora? Google rende disponibile un plug-in open source chiamato Chrome Frame che mette a disposizione buona parte delle capacità di rendering (leggi WebKit) e di esecuzione JavaScript (ovvero V8) del suo browser Chrome per il browser di Microsoft. In pratica, quando si richiede il rendering delle pagine in tale modalità con questo plug-in rimane fuori il solito vecchio e familiare Internet Explorer, ma le budella ti mettono a disposizione HTML5 + CSS3 con le prestazioni di JavaScript quasi decuplicate rispetto a IE8. Ironicamente, quindi di Microsoft rimane solo la parte esterna del browser, ove si trovano i controlli di navigazione, chiamata in gergo chrome.

Cosa deve fare quindi uno sviluppatore per fare in modo di utilizzare il plug-in Chrome Frame installato al posto del motore di rendering standard di IE? In pratica solo mettere il seguente tag HTML nella sezione HEAD di una pagina:

<meta http-equiv=”X-UA-Compatible” content=”chrome=1″>

Un’applicazione che potrebbe immediatamente godere di tale trattamento è Google Wave, ideata per collaborare e comunicare interattivamente in Internet. Questa sfrutta tutte le caratteristiche avanzate introdotte ultimamente con HTML5, CSS3 e JavaScript, che non dovrebbe essere un problema per Safari 4 e Chrome 3, nonché per Firefox 3.5. Ma sarebbe certamente un problema per IE 8 e precedenti.

Per gli sviluppatori web è confortante l’idea di potere ridurre il numero di variabili in gioco quando si realizzi un’applicazione che debba funzionare per il maggior numero di utenti possibili. Quindi un po’ da capogiro è che Chrome Frame funzioni anche sui vecchi IE 6 e IE 7;  ce ne sono ancora parecchi in giro.

La reazione di Microsoft? “Non riducete, cari utenti, la sicurezza del browser più sicuro del mondo (sarebbe IE8), non lo consiglieremmo ai nostri amici e alle nostre famiglie”. Non so quanto sia vero, ma se non siete disposti o non potete abbandonare IE 6 o 7, Chrome Frame sembra essere una buona soluzione per dare nuovo smalto al vostro browser.

Anteprima di Ubuntu (Karmic) Netbook Remix


Ubuntu dispone di vari “remix”: Kubuntu e Xubuntu sono due di quelli supportati ufficialmente, un altro è il Netbook Remix, pensato espressamente per i netbook, che dispone di un’interfaccia pensata per gli schermi piccoli.

Tra le novità della release 9.10 (di cui parleremo più approfonditamente quando sarà il momento), le due più importanti sono sicuramente l’integrazione del servizio Ubuntu One, che permette di mantenere sincronizzati tramite cloud i propri file importanti e quella dello Store, da cui è possibile accedere alle applicazioni ed installarle.

Un paio di screenshot dell’interfaccia di Karmik Netbook Remix:

karmik-2009-09-26-swstore01

karmik-2009-09-26-swstore02

Riguardo al numero 69… è in dirittura d’arrivo, nei prossimi giorni metteremo online la copertina per darvi un’idea dei contenuti!

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