Privacy e tracce digitali


Siamo nella cosiddetta “Era dell’Informazione”: tutto ciò che facciamo lascia una scia che, a determinati livelli, è possibile seguire e, aggregando le informazioni, è possibile creare il nostro profilo.

I nostri pagamenti con Bancomat e carte di credito possono essere facilmente seguiti, ma c’è di più: è possibile incrociare tali dati con quelli provenienti dal sistema della telefonia mobile e conoscere tutti i nostri spostamenti.

Aggiungiamoci le tracce dovute alla nostra vita online (e stiamo parlando solo di informazioni pubblicamente disponibili: pagine su Facebook, LinkedIn, MySpace, blog, gallerie su Flickr, etc) ed il quadro si fa decisamente preoccupante.

In questo interessante articolo del New York Times si parte dalla notizia che 100 studenti del MIT hanno rinunciato alla propria privacy per ottenere, “gratis”, uno smartphone che registrerà tutti i loro contatti (telefonate, mail, etc) per “profilarli” e si arriva a dipingere il quadro di cui sopra, una sorta di Grandissimo Fratello che sa su di noi cose che forse noi stessi non sappiamo, modelli di comportamento di cui non ci accorgiamo perché sono, semplicemente, il nostro modo di essere.

Le domande rimangono, quindi, le solite: chi avrà accesso a queste informazioni? Come le userà?

Chi controlla i controllori?